Ieri sera si è svolta la programmata presentazione del libro “I custodi dell'immortalità” del semicompaesano Piero Magaletti. Semicompaesano perché figlio di mamma monteparanese (Anna Ragone) e papà barese, anch'egli infarinato da frumento paesano per avervi fatto il servizio militare nel locale distaccamento della Marina Militare.
Dopo i consueti preamboli di presentazione dei convenuti, Sindaco e Dirigente Scolastico — quest'ultimo appassionato d'Africa e di storia egiziana, della quale ha fatto una breve ma profonda illustrazione — ha preso la parola l'autore del libro.
Sorpresa! Ha introdotto il pubblico, numericamente significativo, con una oratoria a dir poco superba in un mondo inaspettato e pregno di mistero. Ci ha, in un primo momento, sorpresi; poi, man mano che la conferenza prendeva corpo, incuriositi, affascinati, quindi sconcertati e infine soddisfatti, in ogni palato.
Di dubbi ne ha lasciati a iosa: ha progettato la teoria, non proprio astratta per avervi apportato delle prove, che le tre piramidi maggiori non fossero custodie di corpi di faraoni deceduti (infatti non vi sono state trovate mummie) ma simboli e vie per la traslazione dei corpi dei defunti, e che la Sfinge non simboleggiasse la potenza dei Faraoni ma la figura del dio Anubi, traghettatore delle anime da questo mondo provvisorio all'altro eterno.
Mi sono perduto, lo confesso, nell'ultima parte della spiegazione, quando ha inteso rendere a noi — poveri analfabeti di esoterismo e teoremi biblici, salvo qualcuno — quel suo affascinante mondo in cui Osiride rappresenta Orione e Iside si colloca in primo piano. Come avviene oggi nel mondo che stiamo vivendo: la donna in primo piano.
Il libro è stato prenotato da un buon numero di astanti che hanno voluto, tangibilmente, rendere omaggio all'ingegno e allo studio del semicompaesano.