Cultura e Tradizioni

 

La divisione del pane e accoglienza del pellegrino sono elementi che ritroviamo ricorrenti nella civiltà mediterranea. Le tradizioni popolari legate al culto dell'ospitalità in alcuni paesi della provincia di Taranto, raggiungono il culmine in occasione della festa di San Giuseppe. Tutti noi rispettiamo la religiosità popolare e sappiamo che il pane è un elemento caratteristico della cristianità. Le nostre tavole imbandite per la festa del santo sono una delle tradizioni più antiche che si svolge nel versante orientale della provincia di Taranto.

 

La Tavolata dei Santi è il momento culminante e finale della festa tradizionale. Si celebra la mattina del 19 marzo, dopo la benedizione del pane. Al banchetto partecipano cinque commensali, che rappresentano la Sacra Famiglia, Sant'Anna e San Gioacchino. Con il loro assaggio santificano e onorano il cibo che poi sarà distribuito a tutta la popolazione una volta ultimato il pranzo. Anche il pane verrà distribuito alla popolazione, insieme alla "massa" e alle "carteddate" alla fine della tavolata. Nella foto una tavolata del 1983 con alcuni personaggi "storici" della tradizione locale: la signora Anna Massari, detta la Savaiola, che ha edificato il suo altarino ininterrottamente per più di quarant'anni e Cosimo Lacava, detto Padre Pio, il San Giuseppe per antonomasia delle tavolate monteparanesi.

 Altarino votivo via Varese (2009)

 

La festa di San Giuseppe conserva ancora intatte antiche tradizioni popolari le cui origini risalgono alla seconda metà del XIX° secolo. La comunità locale è molto devota alla figura del Santo e sente profondamente questa tradizione che continua a riproporre ogni anno con lo stesso entusiasmo. Alcune persone in segno di devozione verso San Giuseppe allestiscono presso le loro case gli "altarini". Gli "altarini" sui quali troneggia la statua del Santo, sono adornati con bianche lenzuola impreziosite da splendidi ricami, con lumi ad olio e fiori bianchi.


Il piatto tipico della tradizione di san Giuseppe è la pasta chiamata "massa". Da un impasto di farina bianca, semola e acqua si ricava la "laina" (le tagliatelle) che si lascia asciugare al sole su tavole di legno ("tavulieri") o sopra i "cannizzi" per un paio di giorni. Questa asciugatura è necessaria per permettere alla pasta di mantenersi intatta per almeno otto giorni. E' una preparazione collettiva, che richiede l'aiuto di molte persone e, soprattutto l'occhio vigile di qualche donna anziana, molto esperta e attenta, affinché si ottenga un buon risultato. La sera della vigilia (18 marzo) comincia la fase della cottura, che va avanti per tutta la notte per concludersi all'alba del giorno dedicato al Santo.

Il rito del falò, che ormai va lentamente perdendosi, è stato a lungo strettamente legato ai riti di San Giuseppe e fa riferimento alla vasta cultura del fuoco e del sole dell'area mediterranea. La diffusione di queste accensioni cerimoniali fa capire che quei fuochi non servono nè a scaldare, né a cuocere, ma sono segno di festa o di gioia. Il rituale di preparazione del falò mostra che esso è vissuto come festa collettiva. Quando il fuoco raggiungeva un'altezza di circa un metro si svolge il giuoco del salto del fuoco, un rituale forse di buon auspicio e di purificazione, forse di origine fenicia.