Tra le carte relative al Comune di Monteparano si conserva un piccolo ma significativo dossier — una dozzina di lettere e circolari, dal novembre 1929 al luglio 1935 — che documenta la realizzazione del primo campo sportivo comunale. Vi compaiono il Direttorio Nazionale del Partito Nazionale Fascista, la Federazione Provinciale Fascista Jonica di Taranto, il Comando Federale dei Fasci Giovanili di Combattimento, l'amministrazione comunale di Monteparano e la famiglia D'Ayala Valva, proprietaria del terreno su cui l'impianto sarebbe infine sorto. È un caso piccolo ma rivelatore del rapporto fra la propaganda sportiva del regime e le possibilità concrete di un comune rurale del Tarantino.
Nell'Italia fascista l'educazione fisica della "gioventù" non era questione di svago: irrobustire i corpi significava, nella retorica ufficiale, rafforzare la nazione. A partire dalla seconda metà degli anni Venti il PNF, tramite il suo Ufficio Sportivo e le Federazioni provinciali, sollecitava costantemente i Comuni a dotarsi di un campo sportivo per le attività dell'Opera Nazionale Balilla e, poi, dei Fasci Giovanili.
In questo contesto si inserisce la prima lettera del dossier, datata 17 novembre 1929, indirizzata dal Direttorio Nazionale al Podestà di Monteparano e firmata d'ordine dal Segretario del Partito Augusto Turati. Si richiama il "problema fisico-morale delle nuove generazioni fasciste", si nota che "migliaia di campi sportivi comunali vanno sorgendo in tutte le Regioni d'Italia" e si esorta il Comune a non restare indietro, anche con un impianto "assai modesto". La parola d'ordine: "realizzare poco, ma realizzare", contando sul "contributo spontaneo della popolazione".
La risposta del Podestà, datata appena cinque giorni dopo, è significativa per quanto lascia intendere: il Comune farà "tutto il mio interessamento", ma occorre far presente che "non è possibile provvedere con i mezzi del Comune, stante le ristrettezze del bilancio". È la prima di una serie di dichiarazioni simili che attraversano l'intero dossier, testimonianza di una condizione comune a molti centri del Mezzogiorno: l'impossibilità materiale di tradurre in opere le indicazioni del Partito.
Conferma indiretta arriva dalla circolare n. 10 della Federazione Provinciale Jonica di Taranto (17 aprile 1930), indirizzata a tutti i Podestà della provincia: i campi sportivi esistenti sono "semplici appezzamenti di terreno, adatti soltanto per il gioco del calcio", e i Comuni ancora privi di un impianto devono "provvedere con urgenza". Monteparano rientrava evidentemente in questa categoria.
Il dossier resta silente per circa quattro anni, fino al 1934, quando il Commissario Prefettizio Angelo Lezzi — figura che in molti piccoli comuni sostituiva il Podestà — individua un terreno in contrada San Nicola, di proprietà del Conte Arturo D'Ayala Valva.
Il 22 maggio 1934 Lezzi chiede al Conte la concessione in affitto, per dieci anni, di un'area di 80 per 140 metri, invocando il "patriottismo" del proprietario ma avvertendo subito che "le finanze di questo Comune non sono tanto prospere". Non arrivando risposta, Lezzi torna a scrivere l'8 giugno, qualificando la lettera "urgentissima". Il riscontro, datato 4 luglio 1934, arriva dall'amministratore dell'Azienda D'Ayala: il terreno è stato scelto e misurato, ma le dimensioni reali — 89 per 46 metri — sono assai inferiori a quelle richieste.
Il passaggio più delicato si colloca nei primi mesi del 1935, quando interviene il Comando Federale dei Fasci Giovanili di Combattimento di Taranto. Con lettera del 10 gennaio, firmata dall'avvocato Giuseppe Russi, si chiede al Conte un passo ulteriore: non più un affitto, ma la donazione gratuita del terreno, poiché "l'esiguo bilancio di tale Comune non permette il pagamento delle rate" già concordate.
La risposta del Conte, riferita dal Podestà Lezzi il 20 luglio 1935, è sorprendente solo in apparenza: il proprietario si dice disposto a donare il suolo, ma a condizione che venga recintato, "per evitare calpestio e danni al terreno circostante" — una spesa che il Comune non può sostenere, tanto più che rischierebbe ulteriori costi imprevisti legati ai lavori del Conte sul fondo adiacente.
Di fronte a questo vincolo, Lezzi propone una via pragmatica: rinunciare alla donazione condizionata e affittare anche la porzione restante, per 200 lire annue, evitando così la spesa della recinzione. Nella lettera al Conte, scritta nella stessa data, è esplicito: la proposta di recintare "non è affatto accettabile", ed è "onde evitare che per una concessione precaria si possa spendere una somma così rilevante" che si preferisce un affitto complessivo.
La vicenda si chiude il 24 luglio 1935, con la risposta del Conte D'Ayala Valva su carta intestata della sua azienda. Accetta le 200 lire annue come canone per il terreno "San Nicola", ma pone tre condizioni già discusse verbalmente:
- il lato sud va chiuso con un muro, a carico del Comune;
- l'unico accesso ammesso è quello da ovest;
- in caso di vendita del terreno per uso edificatorio, il Comune dovrà restituirlo "senza alcuna eccezione od atto di sorta".
Si conclude così, dopo quasi sei anni dalla prima sollecitazione romana, la vicenda del campo sportivo di Monteparano: non un'opera realizzata con mezzi propri né una donazione incondizionata, ma un compromesso fondato su un contratto d'affitto, gravato da vincoli a tutela della proprietà.
Questo dossier restituisce un tratto ricorrente della storia amministrativa dei comuni meridionali durante il fascismo: la distanza fra la retorica nazionale — generosa di proclami sulla "educazione fisica della gioventù" — e bilanci comunali incapaci di sostenere persino la spesa di una recinzione. A risolvere l'impasse non è l'iniziativa pubblica, ma la disponibilità calcolata di una famiglia di grandi proprietari terrieri, i D'Ayala Valva, già allora punto di riferimento economico per l'agro di Monteparano: un dettaglio utile per capire gli equilibri di potere che, dietro le parole d'ordine del Regime, governavano davvero i piccoli centri della provincia di Taranto.
Nota sulle fonti: articolo basato sulla corrispondenza d'archivio relativa al campo sportivo di Monteparano (1929-1935).
