Albania Tarantina

S. Giorgio Ionico, Carosino, Faggiano, Fragagnano, Monteiasi, Monteparano e San Marzano, costituiscono un comprensorio nel versante orientale della provincia di Taranto  noto come "Albania Tarantina".
Tra la fine del 1400 e la prima metà del 1500, una consistente ondata migratoria di profughi albanesi (sfuggiti all'oppressione del dominio Ottomano) sotto la guida di Giorgio Castriota detto Skanderberg, oltrepassò l'Adriatico giungendo nell'allora Regno delle due Sicilie.

In Puglia si stanziarono nella Capitanata e nel tarantino, portando con sé le espressioni della propria etnia: la lingua, la religione, i canti e le danze, le usanze e i costumi.
In tali centri, i cui abitanti seguivano il rito greco fino al XVII secolo, gli albanesi vissero indisturbati secondo i loro costumi, perché rare furono le ingerenze degli abitanti indigeni. In seguito però, pur conservando gli usi ed i costumi nazionali, oltre alla lingua ed ai riti del loro culto, col passare del tempo essi finirono con l'assimilarsi, fino a quando anche la lingua albanese si spense (fine '800).
A differenza delle consimili località calabre e della Lucania, dove le tradizioni, la lingua ed in parte il rito sono rimasti intatti e ben custoditi, quelle tarantine hanno praticamente perso l'identità; solo San Marzano, oggi, conserva tracce della cultura albanese e la lingua ancora diffusamente parlata dai più anziani e compresa un po' da tutti. Fragagnano manifestò incompatibilità con gli abitanti indigeni e gli albanesi furono mandati altrove; Monteparano nascerà proprio dalla fuoriuscita di cinque famiglie albanesi dimoranti nel feudo di Fragagnano. Faggiano, come San Marzano, ha conservato molte usanze albanesi (abito, acconciatura, danze, banchetto nuziale) fino ai primi anni del '900. San Giorgio Ionico, Monteiasi e Carosino non conservano tracce di questa cultura, se non in alcuni cognomi tipici albanesi.
Oggi è possibile ritrovare tracce, sia pure molto rare, di quell'antica cultura nella vita di tutti i giorni, e soprattutto nelle vicende più importanti della vita sociale, matrimoni, lutti ecc. In particolare assai significativi  risultano i riti nuziali e religiosi. Ad esempio la festa di San Giuseppe, particolarmente sentita e vissuta in questi centri, ripropone l'antico culto del fuoco, che si manifesta con i falò che i devoti preparano in onore del santo.
Invece ben poco resta del suggestivo rito del matrimonio, che durava molti giorni e coinvolgeva tutta la comunità. Resta appena qualche ricordo di canti nuziali o delle usanze più significative (mostra degli ori e del corredo della sposa; offerta del miele della suocera alla sposa, dopo il rito in chiesa).