Quando le bambine andavano ... "alla mesctra"!

Ogni epoca ha avuto le sue esperienze di vita. Neppure Monteparano è rimasta esente da alcune consuetudini, specialmente nel mondo del lavoro. I mestieri, che un tempo erano l'unica fonte di sostegno della vita di una famiglia, erano, da secoli, sempre gli stessi: agricoltori, braccianti agricoli, muratori, fabbri, falegnami, calzolai, fornai, sarti e altri minori che incrementavano le entrate familiari.

Tutta l'economia locale girava intorno a queste attività. Si cominciava, da ragazzini delle elementari, durante le vacanze estive, a frequentare le botteghe artigianali esistenti nel paese. Di solito si andava a bottega dal falegname, dal fabbro e anche dal calzolaio e dal sarto per i maschietti e “alla mesctra”, la sarta di antica rinomanza, per le femminucce. E di questa “istituzione” che voglio parlarvi. A Monteparano, vivendo la mia prima giovinezza, parlo del periodo della seconda guerra mondiale, “vegetavano”, perchè non si può parlare di vero e proprio lavoro inteso come mestiere che soddisfacesse le esigenze economiche di una famiglia, delle sartorie femminili che avevano tante ragazzine, fino a dieci/dodici, che frequentavano corsi di cucito e qualcuna, più intraprendente, anche di taglio. Ma lo scopo principale dell'andare “alla mesctra”, che doveva essere quello di imparare il mestiere di sarta, era inteso come possibilità di togliere le ragazzine dai pericoli della strada e di cercare di distoglierle dall'indirizzo agricolo. Le mamme intendevano emancipare le loro ragazze dal possibile giogo dell'andare a servizio presso “padronali” indirizzandole ad un mestiere appena più nobilitante.
Non sempre, anzi, quasi mai, si riusciva nell'intento e per la svogliatezza o l'incapacità giovanile e perchè, “alla mesctra”, le allieve andavano, soprattutto, per trovarsi “lu zitu”.
Prassi comune a tutte le “mesctre” era quella di impostare un vestito, operando il taglio delle stoffe, il lunedì mattina, per essere consegnato ai clienti il sabato pomeriggio, onde riscuoterne il corrispondente salario e perché potesse essere indossato la domenica per la messa e per la seguente passerella per la via Roma, all'epoca non trafficata.
Famose “mesctre” dell'epoca erano:
Melina (Carmela) Pisarra – Mamma di Tomaselli Giuseppe e Giovanna, via Roccaforzata
Antonietta Panariti – zia di Edoardo Faggioni, via Malvese 10
Graziella De Maglie, allieva della Pisarra – Via Malvese
Le sorelle Antonietta e Titina(Concetta) Spinosa – Via Roccaforzata
Lucia Panariti (La Schinzanese) – Via Roccaforzata
Prima di tutte queste, ma non era proprio unicamente una sarta, c'era stata la famosa “Mesctra Vicinzina”, il cui atelier era più un salotto di riunione di gente di un certo ceto e lignaggio, che di vera bottega artigianale, dove si confezionavano vestiti.
Di costei ho il solo ricordo fisico, pur sapendo che appartenesse ai Simeone. Aveva un corpo minuto, vestiva alla moda ottocentesca e calzava scarpe dello stesso periodo. Il suo salotto/bottega veniva frequentato dai Pazienza, dai Donato e dai Mennuti.
Possiamo, in ogni modo, asserire che la totalità delle ragazze Monteparanesi dell'epoca sono passate dalle “mesctre” sopracitate le quali, chi più, chi meno, hanno svolto un ruolo di educazione ad un mestiere e ad un ruolo di insegnante comportamentale, per la vita.
Alle “mesctre” va, dunque, il nostro ricordo e il nostro ringraziamento.