San Giuseppe 2011: tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera

E arrivò la sera di San Giuseppe. Piove, ma non tanto da impedire che il fascino antico degli altarini venga meno. Rivive anche quest'anno lo spettacolo più sentito è più amato dalla gente del posto, in un'atmosfera quasi magica di sapori e odori di sempre, in un delicato affresco di colori e novità. Alcune imposte dal cattivo tempo, come i gazebo posti fuori a favorire la distribuzione della "massa" tradizionale ad una moltitudine di visitatori.

Mi dicono che anche quest'anno quintali di massa sono stati divorati da paesani e forestieri, in una rinnovata rappresentazione del San Giuseppe dei poveri che in un passato ormai lontano attirava in paese i mendicanti del circondario. L'altra novità di quest'anno è l'altarino di via San Nicola di Mimmo Blasi. Chi lo ha ideato ha introdotto il polistirolo come  materiale da costruzione, i simbolici gradini sono stati conservati come accesso alla nicchia del Santo, la presenza della Madonna in una nicchietta laterale e di Cristo in un grande quadro al centro della scena riporta ad una dimensione più "umana" il Santo della tradizione, non più posto alla sommità di un altare ma quasi all'interno del suo focolare domestico, come un contadino che tornava a casa dopo le fatiche della sua giornata di lavoro. In fondo questa tradizione è nata proprio all'interno di un mondo contadino che ormai non c'è più, il san Giuseppe di Monteparano esprime proprio i sentimenti di solidarietà di quel mondo e di quella cultura. Gli altarini di quest'anno sono stati tutti diversi tra loro, soprattutto nei colori dominanti degli addobbi. Colpisce il celeste dei fiori in via Varese che si ritrova nella decorazione alle spalle dell'altare a mo' di grande aureola, l'ampio drappeggio arancio in via Giulio Cesare che ben si accosta ai grandi mazzi di girasole, il giallo e il verde di via Trento, dove domina la statua del santo e la delicatezza e il candore degli altarini più piccoli ma forse per questo ancora più suggestivi. Ma ognuno ha qualcosa per essere ricordato e tutti sono testimonianza di un rito antico e di una spiritualità un po' pagana che si rinnova ogni anno tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera.