C'era una volta

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Com'è strano il mondo! ...Quante cose del passato non conosceremo mai! ... Quando il giovane monteparanese Giuseppe Occhinegro vide venire fuori una ad una quattro figliolette dal ventre della sua giovane moglie Barbara Scozio, la notte del 20 settembre dell'Anno del Signore 1826, non credette ai suoi occhi. Nemmeno la levatrice Gaetana Verdoscia, che era subito accorsa nonostante l'ora, aveva mai visto quattro bambini uno dopo l'altro, tutte femmine per giunta. Forse per ripagarla della sua solerzia e dell'impegno che ci aveva messo, Giuseppe decise che le sue bambine avrebbero portato il nome della levatrice.

Chi non ha mai conosciuto "Sobbra all'era" non potrà mai capire cos'era! Era il luogo dei desideri dei piccoli monteparanesi, lo stadio di tutti gli sport, il luogo di mille giochi, la palestra in cui si allenava il corpo e lo spirito, dove si mostrava il coraggio quasi tribale dell'avventura in "carrozza" giù per "lu sciculone" e dove si diventava "grandi"! I marinai erano i grandi amici dei ragazzini di "Sobbra all'era", venivano da Bari, Roma, Brescia. Erano loro i primi insegnanti di geografia. Era un onore essere chiamati a giocare nelle loro partite di calcio, era indimenticabile il sentirsi "loro amico".

Non si sentono più le grida di una volta dei venditori ambulanti. Un tempo risuonavano per le vie deserte e assolate delle estati, probabilmente fastidiose durante la pennichella pomeridiana degli uomini, ma sempre gradite alle donne. Era il "nuovo" che rompeva la monotonia della vita quotidiana. Anche questo è un pezzo di vita che non c'è più. Ma basta tendere l'orecchio per risentire quelle voci ... 

Sapoooone e sapoooooone!
Venditore ambulante di detersivi. Veniva da Roccaforzata ("lu rucchese", "lu cravunaru"); portava la merce su un traino trainato da un cavallo piccolo ma robusto.

Ariéeenu!
Venditore di origano. Andava in giro, per il paese, in bicicletta.

Mulaaa...fòrbiciiiii!
Arrotino. Passava con la sua bicicletta attrezzatissima. Quando si fermava, sulla bici a cavalletto, ingranava la catena, pedalando, azionava la mola e arrotava lame di forbici e coltelli. Ricordo il fascino che esercitava su noi bambini perché era il padrone delle ....

La mooooria cambiaaamu cu' l sapoooone!
Ambulante che ritirava olio vecchio, olio esausto, olio fritto, ecc. dando in cambio pezzi di sapone per bucato. 
Così l’olio vecchio non si buttava ma aveva il suo giusto prezzo in stecche di sapone sempre utili.

Lu peiiii, ci vo’ lu peiiiiiii!
Venditore di pepe ed altre spezie. Andava con un piccolo ciclomotore portandosi dietro una cassetta piena di spezie di ogni tipo e attrezzata con un macinino con cui macinava grani di pepe nero profumatissimo. (ripensadolo, ricordo ancora distintamente i profumi di quella cassa!)

Femmini,...femmini massaracchie, è ‘rriatu lu manduresi!
Venditore di pomodori e caroselli (o pagghiotte). Veniva da Manduria con un “Leoncino” stracarico di casse di pomodori per la salsa. Caratteristico il suo appello alle “femmine massaracchie” cioè massaie (casalinghe)

La varichina, la canditina, cento lire!
Vendeva varichina, candeggina e altri detersivi. Andava in giro con un auto e la merce tutta dietro. Ricordo che nella sua grida aggiungeva il prezzo di 100 lire che doveva essere conveniente.

Aliiii, ci teni aliiii all’aaaacqua!?
Compratore di olive. Andava in giro a comprare olive all’acqua, probabilmente per rivenderle a negozi alimentari di città.

Ooocchiali da vistaaa!...Teermometri originali!
Vendeva occhiali da vista e termometri per la febbre. Lo ricordo andare in giro con una “Lambretta” color nocciola a vendere occhiali per presbiopia. Non posso dimenticare la gioia delle signore anziane che, trovate le giuste lenti, provavano con successo ad infilare l’ago.

Mòozzaaarelle freeescheee...mòzzaareelle!
Venditore di latticini. Veniva da Gioia Del Colle con un furgoncino refrigerato.

"Sobbra all'era", lo dice la parola, prima che palestra all'aperto di giochi e "spite" sportive, di campionati federali fino alla 1^ Divisione (ora 1^ categoria) con la bellezza di due squadre ( U.S.Monteparano e Libertas Monteparano ), che si contendevano il primo posto in classifica (che tempi per lo sport monteparanese), quel posto era stata l'aia (era, in dialetto) comunale. Nel mese di Giugno di ogni anno, dopo la mietitura, che in quel tempo era eseguita a mano con la falce, "li mannucchi" venivano caricati, con la dovuta perizia, sui carri (traìni o travini) senza le paratie ('ngasciate), disposti con le spighe verso l'esterno ma senza che toccassero i raggi delle ruote e portati "sobbra all'era" dove venivano posti in covoni, sorvegliati a turno, giorno e notte, dai proprietari per salvaguardarli dai ladri e dal fuoco.

Bella , la piazza del mio paese, fissata e codificata nella memoria come luogo simbolo di un'epoca che non c'è più, ma non per questo meno vera e significativa proprio come il primo amore che non si scorda mai…e più mi sforzo di evocare riandando con la memoria a quei tempi e a quell'ambiente più esso mi appare ricco di una umanità di vita, oggi quasi del tutto perduta.
Era quella una piazza caratterizzata da una Chiesa , al cui lato c'era il municipio con sottostante ambulatorio comunale, ed un campanile , che attraverso i rintocchi di consumate campane scandiva la vita dell'intero paese, di fronte il Castello D’Ayala Valva.