Pillole di Storia Locale

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E' tutta da scrivere la storia locale dagli inizi dell'800 ad oggi. Una storia che, anche a Monteparano, non è fatta più di dinastie signorili ma di persone comuni. "Regnicoli" venivano chiamati allora, o anche "campagnoli". Ma adesso essi cominciano ad avere un nome e un cognome e fa un certo effetto scoprire che quei cognomi esistono ancora oggi. Ecco come la storia diventa "viva" e non sembra poi così lontana da noi ed estranea.

Le "Pillole" che presentiamo in queste pagine sono il frutto di ricerche fatte nell'archivio comunale, purtroppo malridotto e in gran parte incompleto. Le vicende che raccontiamo, le storie che ricostruiamo sono inedite, frutta di una ricerca continua che è anche la ricerca delle nostre radici.

Questo materiale, pur ancora disorganico, è naturalmente messo a disposizione dei nostri utenti, con la semplice raccomandazione di citare la fonte qualora fosse necessario utilizzarlo.

 

MONTEPARANO ALLA FINE DELL'800

La parte di territorio che veniva adibita a particolari usi civici, come la battitura del grano (l'aia per la "pisa") e dei legumi o l'ammasso di biade, dei foraggi e del letame era quella retrostante le abitazioni là dove si affacciavano gli orti e che nel seguito venne denominato "via delle Aie". Venendo verso la chiesa matrice, poi, dove ora sorge il recente monumento ai caduti, fu ricavato dal feudatario, su richiesta degli abitanti, un pozzo-cisterna, ancora esistente sino agli anni Cinquanta, per il fabbisogno giornaliero dell'acqua. Invece al XVII secolo è da ascriversi l'ampliamento del centro abitato, quando, con il completamento dei palazzo Basta, il cui ingresso principale era nell'attuale vicolo di via Varese, sorsero le strade perimetrali alla residenza baronale, tutte denominate Via Sannicola e corrispondenti alle attuali  via S. Nicola e via XXIV Maggio, fino all'incrocio con l'attuale via Roma, l'antica via Salentina o Consolare,  che portava alla chiesa parrocchiale e a un largo. Quel largo, poi piazza grande (per distinguerla dalla "chìazzodda", che aveva inizio dopo l'attraversamento della Consolare e che portava alla via Nuova e da lì alla via delle Aie). Sempre in quel periodo si originarono anche le due file di case, laterali alla piazza stessa e quelle lungo la via Consolare, a partire dall'incrocio dell'ex via S. Nicola con la via Nuova, procedendo in direzione di Taranto, sino all'attuale Calvario e verso Roccaforzata. Questo avviene in particolare sul lato sud, mentre quello a nord rimane a lungo privo di abitazioni. L'unico edificio, perché di fattura signorile, che rimane dell'antico nucleo urbano è l'ultima abitazione che si incontra sulla sinistra di via Malvese, venendo dalla chiesa, di proprietà degli eredi Mennuti. La mappa catastale, redatta tra la fine dell'Ottocento e i primissimi anni del Novecento, relativa al centro abitato, offre una visione d'insieme dello sviluppo urbano di Monteparano nel corso dei tre secoli precedenti. Nel 1901, all'epoca del IV censimento della popolazione, vi erano 67 abitazioni nella via Consolare(che si prolungava per un pezzo dell'attuale via Roccaforzata), 62 in via Malvese  , 45 in via Garibaldi, 49 nella via Nuova, 51 in Piazza Castello, 46 in via Varese e ben 87 in via Sannicola.

Consulta la mappa catastale fine '800

 

1883: ARRIVA IL PUBBLICO OROLOGIO

Nel giugno del 1883 il Consiglio Comunale di Monteparano, capeggiato dal Sindaco Pasquale Lapesa (nonno del Pasquale Lapesa che sarà sindaco dal 1944 al 1951), deliberò l’acquisto di un orologio ad uso della pubblica comunità. Il Sindaco fu autorizzato a contrattare il prezzo e a richiedere una dilazione nel pagamento del saldo, in quanto la somma a bilancio non era sufficiente.
L’orologio fu impiantato sulla facciata della Chiesa Matrice di patronato comunale e da lì non si è più mosso fino ai giorni nostri. Il parroco del tempo era l’arciprete don Achille Scialpi. Negli anni successivi molti furono gli interventi di manutenzione, tanto che ad un certo punto fu creata la mansione di “addetto al pubblico orologio”.
Il Consiglio Comunale del 1883 era composto da Lapesa Pasquale Sindaco, Lezzi Ciro e Margherita Antonio Assessori, mentre i consiglieri comunali erano Baordo Francesco, Blasi Giuseppe di Francesco, Blasi Giuseppe fu Cosimo, D'Ippolito Francesco, Fornari Cosimo, Fornari Serafino, Giacovelli Ciro, Grassi Paolo, Margherita Cosimo, Mazza Gaetano, Re Francesco e Strada Pietro.
Il segretario comunale si chiamava Tanese Antonio.

1886: ISOLE AMMINISTRATIVE

Il problema dell'isola amministrativa di Taranto , che si insinua tra i nostri Comuni e "consente" di autorizzare discariche " a casa degli altri", non risale agli anni '20, allorché fu costituita la Provincia di Taranto (1923), ma è molto più antico. E' un ultimo residuo feudale che siamo costretti a subire ancora nel Terzo Millennio. Già nel 1886, una riunione della Giunta Municipale di Monteparano, capeggiata dal Sindaco Margherita Cosimo e formata dagli Assessori Strada Pietro e Lezzi Ciro, chiedeva al Sotto-Prefetto del Circondario di Taranto (Provincia di Terra d'Otranto), di convocarsi il Consiglio Comunale in seduta straordinaria, per deliberare ... "di discutere la petizione fatta da parecchi proprietari di questo Comune, avente per oggetto di redigere preghiera al real Governo di voler promuovere una legge, mediante la quale venga ad espandersi questo angusto e ristretto territorio, comprendendovi le Masserie Marine, di proprietà del signor Bozzicorso Francesco di questo Comune, e quella denominata Mancini, appartenente a diversi naturali di questo stesso Comune, segregando detti fondi dal territorio tarentino, ove sono obbligati di andare a pagare la contribuzione diretta e la sovrimposta comunale, senza percepirne un utile qualsiasi, mentre questa Comunità, priva affatto di beni patrimoniali, si regge coi balzelli e colla sovrimposta pei tributi diretti".

Dopo 122 anni, e tanti altri passi simili fatti anche insieme agli altri Comuni interessati, siamo ancora in pieno regime feudale!

1874: LA STRADA CONSORZIALE MONTEPARANO-CAROSINO

Il 30 aprile 1869 il Consiglio Comunale di Monteparano, presieduto dal Sindaco Gaetano D’Elia, individuò due strade comunali da costruirsi obbligatoriamente, una che portava a Roccaforzata e l’altra a Carosino. Si trattava di quella che oggi è la provinciale che congiunge Carosino alla statale 7 ter.

Vero è che il territorio di Monteparano, pur se minuscolo, si estendeva (e si estende) in direzione nord-ovest venendo quasi a lambire il centro abitato di Carosino, ma in realtà non erano molti i monteparanesi che possedevano fondi in quella parte di territorio, dove i proprietari erano per lo più residenti nei comuni vicini. La necessità di quella strada comunale non rispondeva quindi all’esigenza dei proprietari dei fondi, ma ad una motivazione molto più profonda e delicata: era quella la strada, infatti, che “… menava al Cimitero comunale”.

In quel tempo il Cimitero comunale si trovava subito alle spalle dell’attuale cimitero di Carosino, praticamente a ridosso di quel centro abitato. Come mai era stato costruito così lontano, con un evidente notevole disagio per tutti i monteparanesi?

In realtà il Cimitero era in comune tra i due paesi e, probabilmente, la sua costruzione risale ai primi dell’800, negli anni successivi alle disposizioni napoleoniche in materia, che erano state prontamente recepite in Italia soprattutto nel regno di Napoli. Nel 1810 Monteparano aveva perso la sua autonomia municipale ed era stato unito al comune di Carosino. Il cimitero da costruirsi fu quindi unico, vicino al centro abitato di Carosino ma ricadente nel feudo di Monteparano. Per consuetudine si cominciò a seppellire i cadaveri di Carosino nella parte ovest e quelli di Monteparano nella zona est, in direzione dei rispettivi centri abitati.

Il Cimitero comune sopravvisse fino al 1935, anno in cui furono ultimati i lavori del nuovo (e attuale) Cimitero comunale di Monteparano. Ma fino ad allora i monteparanesi erano costretti ad un lungo ed impervio cammino per poter seppellire i propri morti. Ecco perché la costruzione di quella strada era stata individuata tra le “obbligatorie” nel 1869.

 La strada fu realizzata in consorzio tra i due comuni interessati. Il progetto d’arte fu redatto nel 1874 dall’ing. Giovanni Galeone e i lavori furono assegnati, dopo un’asta pubblica, alla ditta Giuseppe Valentini, che li portò a compimento nel 1878, non senza polemiche e controversie, sia durante la loro esecuzione che dopo.

Mentre la strada era ancora in costruzione, infatti, molti viandanti avevano cominciato a percorrerla, non soltanto a piedi ma anche con i carri, suscitando vibrate proteste da parte dell’appaltatore, tanto che più volte il Presidente del Consiglio di Amministrazione della strada consorziata, sig. Arcangelo Minetola di Carosino, scrisse ai Sindaci dei due comuni invitandoli ad allertare le rispettive guardie campestri affinché vigilassero e sanzionassero coloro che transitavano.

 Pare poi che, in seno al suddetto Consiglio, non ci fosse molto accordo tra i rappresentanti dei due Comuni. I monteparanesi si lamentavano perché non venivano coinvolti nel controllo dell’opera e addirittura non furono invitati al momento della consegna dei lavori finali. Forse anche per questo, e perché non ritenevano la strada costruita a regola d’arte, essi ritardarono spesso i pagamenti del canone annuo dovuto all’appaltatore per la manutenzione ordinaria. Anzi, ad un certo punto, non pagarono più.

Venne interessata la Prefettura di Terra d’Otranto che chiese chiarimenti all’Amministrazione di Monteparano, che, nelle sedute consiliari del 22 febbraio 1887 e del 5 giugno 1888, motivò il suo rifiuto al pagamento con il fatto che la costruzione della strada non era stata conforme al progetto, perché mancavano le fossette laterali per lo scolo delle acque, e la strada si era resa impraticabile prima ancora della consegna. Inoltre si lamentava il mancato invito alla “riunione di misura” della consegna finale della strada, e quindi di non aver potuto, in quella sede, fare le proprie osservazioni sulle “sconcezze” realizzate.

Di fronte a queste osservazioni il Sottoprefetto del Circondario di Taranto si sentì in obbligo di far intervenire il Genio Civile per una verifica della strada, e questi, il 1 dicembre 1888, dopo aver effettuato un sopralluogo attento, confermò la veridicità di quanto denunziato dall’Amministrazione di Monteparano: la strada era realmente impraticabile. Il Sottoprefetto dispose un nuovo progetto di sistemazione e ordinò l’immediata demolizione del ponticello in muratura in prossimità della provinciale Monteparano-San Giorgio, che “risulta già cadente e di gran pericolo per il passaggio dei carri e per l’incolumità pubblica”.

E così finalmente la strada venne sistemata. Era lunga complessivamente Km 1,476. La pertinenza di Monteparano riguardava 512 metri, dall’innesto della strada provinciale Monteparano-San Giorgio alla fine della proprietà Parabita.

Molte altre volte si dovette intervenire per manutenzioni varie e riparazioni. Dopo l’alluvione del 15 ottobre 1899 si fece ricorso alle prestazioni d’opera, con il lavoro di 60 cittadini (32 di essi erano ragazzini in età scolare) per la raccolta delle pietre e di altri 10 per il trasporto delle stesse con i traini. Abbiamo rinvenuto tracce di ulteriori riparazioni nel febbraio 1902 e nel marzo 1903.

 L’onerosità di questi continui interventi spinse le Amministrazioni Municipali di Monteparano e di Carosino a richiedere più volte la provincializzazione della strada. Finalmente il 16 novembre 1905 il Consiglio provinciale diede il suo parere favorevole sulla dichiarazione di provincialità, a patto che i Comuni si impegnassero a consegnare la strada in condizioni di normale praticabilità.

Si trattava quindi di sistemare definitivamente la strada in modo da renderla idonea al momento del sopralluogo dei tecnici provinciali. I lavori furono affidati alla ditta Radicchio Giuseppe di San Giorgio Jonico; la spesa per Monteparano fu di complessive Lire 798.00, che il Radicchio accettò di percepire in 3 annualità.

I lavori erano quasi alla fine quando, il 17 giugno 1907, si scatenò un violentissimo nubifragio e una grandinata memorabile che distrusse i raccolti. Il danno fu notevole, tanto che nel dicembre successivo giunse un sussidio governativo di Lire 300 per rimborsare coloro che erano stati danneggiati dalla grandine. All’atto di procedere alla ripartizione del sussidio tra i contadini colpiti dalla calamità, il Sindaco e gli assessori chiesero la partecipazione dei rappresentanti la Congregazione di Carità. Intervenne il Presidente, sig. Gaetano Margherita, e sulla base dell’elenco dei riconosciuti poveri, fu ripartito il sussidio a 40 persone, con quote di 5 e 10 lire.

Ma il nubifragio del 17 giugno non distrusse solo i raccolti. La forte e impetuosa corrente d’acqua, che scendeva dalla collina di Roccaforzata, asportò in parecchi tratti il letto di ghiaia consolidata della strada Monteparano-Carosino, scoprendo e danneggiando la sottostante massicciata. Fu un disastro. Come, con molta amarezza riferì il Sindaco Domenico Lapesa alla Giunta, l’alluvione “ … distrusse non solo i lavori di riparazione, ma anche quelli di costruzione. La strada è ora impraticabile e in tale stato dovrà rimanere per le miserrime condizioni finanziarie di questo Comune, a meno che non intervenga per  aiutarci il governo del Re”.

Inizia a questo punto una storia nella storia, la richiesta di sussidio governativo per la riparazione della strada fu contrassegnata da un cammino tortuoso, da lunghe attese, da difficoltà burocratiche, dal coinvolgimento del deputato locale e di altri notabili del tempo. Una storia che durò quasi quattro anni.

 Il Sindaco interessò subito il deputato del Collegio, l’On. Rochira di Taranto, che il 3 agosto fece sapere che il Ministero dei LL.PP. era ben disposto a sussidiare il Comune. Il 2 settembre venne redatta dall’ing. Felice Romani una perizia di stima dei danni subiti, che furono quantificati in Lire 1266.30. In ottobre tutta la documentazione richiesta fu inviata alla Sottoprefettura del Circondario per l’inoltro al Ministero dei Lavori Pubblici.

Dopo quasi un anno di attese, solleciti, richieste senza alcun risultato, alla fine di novembre del 1908 il Sindaco Lapesa interessò della questione il consigliere della Deputazione Provinciale Maiorano di Lizzano, abitualmente residente a Roma, ove pare fosse ben addentro ai meandri della vita governativa. La lettera che il Maiorano inviò in risposta al Sindaco Lapesa ci offre uno spaccato dell’età giolittiana e di quella “questione meridionale” di cui si cominciava a parlare.

Scriveva Maiorano: “E’ proprio così che vanno a rilento, quando non sono proprio dimenticate, tutte le istanze dei poveri comunelli meridionali e specie quelle dei Comuni del Circondario di Taranto”. Ci sono anche rimproveri per il Sindaco: “… avreste dovuto presentarvi al Deputato del Collegio ed interessarlo, non solo, ma alzare la voce, perché i Deputati hanno il sacrosanto obbligo di far valere i diritti dei cittadini che rappresentano e il mandato non è loro dato ad honorem. Oggi i tempi sono mutati e i mandati bisogna attuarli o rinunziare.” Lancia chiare e colorite accuse di inefficienza alla deputazione meridionale: “ Se il vostro caso fosse avvenuto in uno dei piccoli comuni della Toscana o del Veneto o della Lombardia, in poco tempo sarebbe venuto il sussidio, perché là ci sono consiglieri provinciali e Deputati che hanno 4 paia di c…” Alla fine indica la strada maestra da seguire: “Bisogna gridare oggi e farsi valere, perché se si aspetta che con corrispondenza giornaliera burocratica si ottiene qualcosa, si resta con un pugno di mosche in mano.”

Dopo queste dissertazioni il Maiorano assicura tutto il suo impegno: “Chiamato da voi ad un impegno, non mi rifiuto, perché il mio ideale è stato, è e sarà il bene dei miei concittadini, di quella gente in mezzo alla quale sono nato e dove i miei avi hanno vissuto vita onorata e benefattiva. Combattuto o appoggiato nelle mie candidature, io sono sempre pronto a fare quel po’ di bene a tutti, perché i comunelli di Lizzano, Monteparano, Fragagnano, S. Giorgio, Pulsano, Faggiano, Carosino, Leporano ecc. io li considero come un sol paese, perché una è la razza, uni i costumi, identica la bontà e la dedizione la lavoro e unica anche la sventura di essere stati sempre sempre trascurati e dimenticati. Vi servirò, signor Sindaco, e spero riuscirò. Parlerò forte a Lecce, fortissimo col ministro Bertolini a Roma. Spero che l’opera mia sia coronata da un buon risultato e vi terrò subito informato….”

Ignoriamo quanto “efficace” sia stato l’intervento del consigliere Provinciale Maiorano, fatto sta che il 16 aprile 1909 viene concesso, dal Ministero dei lavori Pubblici, un sussidio di Lire 633,15 (pari alla metà della spesa da eseguirsi) da erogarsi quando i lavori fossero iniziati. Questi iniziarono il 18 giugno e furono completati in agosto. Carosino, invece, ritardò i lavori di sua pertinenza, per cui solo nel gennaio del 1910 avvenne la certificazione, da parte del Genio Civile di Lecce, della regolarità dei lavori effettuati e, finalmente, a settembre di quell’anno arrivò il tanto atteso sussidio governativo.

 Il 6 aprile 1911 la strada consorziale obbligatoria Monteparano-Carosino venne ufficialmente consegnata alla Provincia.

1892-1914: L'ERA DI DOMENICO LAPESA

Questo signore risulterà un perfetto sconosciuto per quasi tutti noi. Eppure è parte della nostra storia ... e che parte!! Si chiamava Domenico Lapesa, era nato a Monteparano  nel 1859 e ha "governato" da Sindaco Monteparano ininterrottamente dal 1892 al 1914. Dopo la Grande Guerra ritornò nuovamente a fare il Sindaco, ma poi scomparve dalla scena con l'arrivo del primo Podestà Fascista. Quella dei Lapesa fu quasi una dinastia: Il padre Pasquale era stato sindaco dal 1879 al 1885; il figlio, anche lui Pasquale, lo sarà dal 1944 al 1951.

 

 

 

ricerche a cura di Salvatore Renna

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 18-11-08