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Il 30 aprile
1869 il Consiglio Comunale di Monteparano, presieduto dal
Sindaco Gaetano D’Elia, individuò due strade comunali da
costruirsi obbligatoriamente, una che portava a Roccaforzata e
l’altra a Carosino. Si trattava di quella che oggi è la
provinciale che congiunge Carosino alla statale 7 ter.
Vero è che il
territorio di Monteparano, pur se minuscolo, si estendeva (e si
estende) in direzione nord-ovest venendo quasi a lambire il
centro abitato di Carosino, ma in realtà non erano molti i
monteparanesi che possedevano fondi in quella parte di
territorio, dove i proprietari erano per lo più residenti nei
comuni vicini. La necessità di quella strada comunale non
rispondeva quindi all’esigenza dei proprietari dei fondi, ma ad
una motivazione molto più profonda e delicata: era quella la
strada, infatti, che “… menava al Cimitero comunale”.
In quel tempo
il Cimitero comunale si trovava subito alle spalle dell’attuale
cimitero di Carosino, praticamente a ridosso di quel centro
abitato. Come mai era stato costruito così lontano, con un
evidente notevole disagio per tutti i monteparanesi?
In realtà il
Cimitero era in comune tra i due paesi e, probabilmente, la sua
costruzione risale ai primi dell’800, negli anni successivi alle
disposizioni napoleoniche in materia, che erano state
prontamente recepite in Italia soprattutto nel regno di Napoli.
Nel 1810 Monteparano aveva perso la sua autonomia municipale ed
era stato unito al comune di Carosino. Il cimitero da costruirsi
fu quindi unico, vicino al centro abitato di Carosino ma
ricadente nel feudo di Monteparano. Per consuetudine si cominciò
a seppellire i cadaveri di Carosino nella parte ovest e quelli
di Monteparano nella zona est, in direzione dei rispettivi
centri abitati.
Il Cimitero
comune sopravvisse fino al 1935, anno in cui furono ultimati i
lavori del nuovo (e attuale) Cimitero comunale di Monteparano.
Ma fino ad allora i monteparanesi erano costretti ad un lungo ed
impervio cammino per poter seppellire i propri morti. Ecco
perché la costruzione di quella strada era stata individuata tra
le “obbligatorie” nel 1869.
La strada fu
realizzata in consorzio tra i due comuni interessati. Il
progetto d’arte fu redatto nel 1874 dall’ing. Giovanni Galeone e
i lavori furono assegnati, dopo un’asta pubblica, alla ditta
Giuseppe Valentini, che li portò a compimento nel 1878, non
senza polemiche e controversie, sia durante la loro esecuzione
che dopo.
Mentre la
strada era ancora in costruzione, infatti, molti viandanti
avevano cominciato a percorrerla, non soltanto a piedi ma anche
con i carri, suscitando vibrate proteste da parte
dell’appaltatore, tanto che più volte il Presidente del
Consiglio di Amministrazione della strada consorziata, sig.
Arcangelo Minetola di Carosino, scrisse ai Sindaci dei due
comuni invitandoli ad allertare le rispettive guardie campestri
affinché vigilassero e sanzionassero coloro che transitavano.
Pare poi che,
in seno al suddetto Consiglio, non ci fosse molto accordo tra i
rappresentanti dei due Comuni. I monteparanesi si lamentavano
perché non venivano coinvolti nel controllo dell’opera e
addirittura non furono invitati al momento della consegna dei
lavori finali. Forse anche per questo, e perché non ritenevano
la strada costruita a regola d’arte, essi ritardarono spesso i
pagamenti del canone annuo dovuto all’appaltatore per la
manutenzione ordinaria. Anzi, ad un certo punto, non pagarono
più.
Venne
interessata la Prefettura di Terra d’Otranto che chiese
chiarimenti all’Amministrazione di Monteparano, che, nelle
sedute consiliari del 22 febbraio 1887 e del 5 giugno 1888,
motivò il suo rifiuto al pagamento con il fatto che la
costruzione della strada non era stata conforme al progetto,
perché mancavano le fossette laterali per lo scolo delle acque,
e la strada si era resa impraticabile prima ancora della
consegna. Inoltre si lamentava il mancato invito alla “riunione
di misura” della consegna finale della strada, e quindi di non
aver potuto, in quella sede, fare le proprie osservazioni sulle
“sconcezze” realizzate.
Di fronte a
queste osservazioni il Sottoprefetto del Circondario di Taranto
si sentì in obbligo di far intervenire il Genio Civile per una
verifica della strada, e questi, il 1 dicembre 1888, dopo aver
effettuato un sopralluogo attento, confermò la veridicità di
quanto denunziato dall’Amministrazione di Monteparano: la strada
era realmente impraticabile. Il Sottoprefetto dispose un nuovo
progetto di sistemazione e ordinò l’immediata demolizione del
ponticello in muratura in prossimità della provinciale
Monteparano-San Giorgio, che “risulta già cadente e di gran
pericolo per il passaggio dei carri e per l’incolumità pubblica”.
E così
finalmente la strada venne sistemata. Era lunga complessivamente
Km 1,476. La pertinenza di Monteparano riguardava 512 metri,
dall’innesto della strada provinciale Monteparano-San Giorgio
alla fine della proprietà Parabita.
Molte altre
volte si dovette intervenire per manutenzioni varie e
riparazioni. Dopo l’alluvione del 15 ottobre 1899 si fece
ricorso alle prestazioni d’opera, con il lavoro di 60 cittadini
(32 di essi erano ragazzini in età scolare) per la raccolta
delle pietre e di altri 10 per il trasporto delle stesse con i
traini. Abbiamo rinvenuto tracce di ulteriori riparazioni nel
febbraio 1902 e nel marzo 1903.
L’onerosità
di questi continui interventi spinse le Amministrazioni
Municipali di Monteparano e di Carosino a richiedere più volte
la provincializzazione della strada. Finalmente il 16 novembre
1905 il Consiglio provinciale diede il suo parere favorevole
sulla dichiarazione di provincialità, a patto che i Comuni si
impegnassero a consegnare la strada in condizioni di normale
praticabilità.
Si trattava
quindi di sistemare definitivamente la strada in modo da
renderla idonea al momento del sopralluogo dei tecnici
provinciali. I lavori furono affidati alla ditta Radicchio
Giuseppe di San Giorgio Jonico; la spesa per Monteparano fu di
complessive Lire 798.00, che il Radicchio accettò di percepire
in 3 annualità.
I lavori erano
quasi alla fine quando, il 17 giugno 1907, si scatenò un
violentissimo nubifragio e una grandinata memorabile che
distrusse i raccolti. Il danno fu notevole, tanto che nel
dicembre successivo giunse un sussidio governativo di Lire 300
per rimborsare coloro che erano stati danneggiati dalla
grandine. All’atto di procedere alla ripartizione del sussidio
tra i contadini colpiti dalla calamità, il Sindaco e gli
assessori chiesero la partecipazione dei rappresentanti la
Congregazione di Carità. Intervenne il Presidente, sig. Gaetano
Margherita, e sulla base dell’elenco dei riconosciuti poveri, fu
ripartito il sussidio a 40 persone, con quote di 5 e 10 lire.
Ma il
nubifragio del 17 giugno non distrusse solo i raccolti. La forte
e impetuosa corrente d’acqua, che scendeva dalla collina di
Roccaforzata, asportò in parecchi tratti il letto di ghiaia
consolidata della strada Monteparano-Carosino, scoprendo e
danneggiando la sottostante massicciata. Fu un disastro. Come,
con molta amarezza riferì il Sindaco Domenico Lapesa alla
Giunta, l’alluvione “ … distrusse non solo i lavori di
riparazione, ma anche quelli di costruzione. La strada è ora
impraticabile e in tale stato dovrà rimanere per le miserrime
condizioni finanziarie di questo Comune, a meno che non
intervenga per aiutarci il governo del Re”.
Inizia a
questo punto una storia nella storia, la richiesta di sussidio
governativo per la riparazione della strada fu contrassegnata da
un cammino tortuoso, da lunghe attese, da difficoltà
burocratiche, dal coinvolgimento del deputato locale e di altri
notabili del tempo. Una storia che durò quasi quattro anni.
Il Sindaco
interessò subito il deputato del Collegio, l’On. Rochira di
Taranto, che il 3 agosto fece sapere che il Ministero dei LL.PP.
era ben disposto a sussidiare il Comune. Il 2 settembre venne
redatta dall’ing. Felice Romani una perizia di stima dei danni
subiti, che furono quantificati in Lire 1266.30. In ottobre
tutta la documentazione richiesta fu inviata alla
Sottoprefettura del Circondario per l’inoltro al Ministero dei
Lavori Pubblici.
Dopo quasi un
anno di attese, solleciti, richieste senza alcun risultato, alla
fine di novembre del 1908 il Sindaco Lapesa interessò della
questione il consigliere della Deputazione Provinciale Maiorano
di Lizzano, abitualmente residente a Roma, ove pare fosse ben
addentro ai meandri della vita governativa. La lettera che il
Maiorano inviò in risposta al Sindaco Lapesa ci offre uno
spaccato dell’età giolittiana e di quella “questione
meridionale” di cui si cominciava a parlare.
Scriveva
Maiorano: “E’ proprio così che vanno a rilento, quando non
sono proprio dimenticate, tutte le istanze dei poveri comunelli
meridionali e specie quelle dei Comuni del Circondario di
Taranto”. Ci sono anche rimproveri per il Sindaco: “…
avreste dovuto presentarvi al Deputato del Collegio ed
interessarlo, non solo, ma alzare la voce, perché i Deputati
hanno il sacrosanto obbligo di far valere i diritti dei
cittadini che rappresentano e il mandato non è loro dato ad
honorem. Oggi i tempi sono mutati e i mandati bisogna attuarli o
rinunziare.” Lancia chiare e colorite accuse di inefficienza
alla deputazione meridionale: “ Se il vostro caso fosse
avvenuto in uno dei piccoli comuni della Toscana o del Veneto o
della Lombardia, in poco tempo sarebbe venuto il sussidio,
perché là ci sono consiglieri provinciali e Deputati che hanno 4
paia di c…” Alla fine indica la strada maestra da seguire:
“Bisogna gridare oggi e farsi valere, perché se si aspetta che
con corrispondenza giornaliera burocratica si ottiene qualcosa,
si resta con un pugno di mosche in mano.”
Dopo queste
dissertazioni il Maiorano assicura tutto il suo impegno:
“Chiamato da voi ad un impegno, non mi rifiuto, perché il mio
ideale è stato, è e sarà il bene dei miei concittadini, di
quella gente in mezzo alla quale sono nato e dove i miei avi
hanno vissuto vita onorata e benefattiva. Combattuto o
appoggiato nelle mie candidature, io sono sempre pronto a fare
quel po’ di bene a tutti, perché i comunelli di Lizzano,
Monteparano, Fragagnano, S. Giorgio, Pulsano, Faggiano, Carosino,
Leporano ecc. io li considero come un sol paese, perché una è la
razza, uni i costumi, identica la bontà e la dedizione la lavoro
e unica anche la sventura di essere stati sempre sempre
trascurati e dimenticati. Vi servirò, signor Sindaco, e spero
riuscirò. Parlerò forte a Lecce, fortissimo col ministro
Bertolini a Roma. Spero che l’opera mia sia coronata da un buon
risultato e vi terrò subito informato….”
Ignoriamo
quanto “efficace” sia stato l’intervento del consigliere
Provinciale Maiorano, fatto sta che il 16 aprile 1909 viene
concesso, dal Ministero dei lavori Pubblici, un sussidio di Lire
633,15 (pari alla metà della spesa da eseguirsi) da erogarsi
quando i lavori fossero iniziati. Questi iniziarono il 18 giugno
e furono completati in agosto. Carosino, invece, ritardò i
lavori di sua pertinenza, per cui solo nel gennaio del 1910
avvenne la certificazione, da parte del Genio Civile di Lecce,
della regolarità dei lavori effettuati e, finalmente, a
settembre di quell’anno arrivò il tanto atteso sussidio
governativo.
Il 6 aprile
1911 la strada consorziale obbligatoria Monteparano-Carosino
venne ufficialmente consegnata alla Provincia. |