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LE PIETANZE
TRADIZIONALI |
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A Monteparano la festa di San Giuseppe è molto sentita e affinché possa avere una buona riuscita è
necessario l'impegno di tutto il paese, ma soprattutto di coloro che
abitano nelle vie in cui s'innalzerà l'altare all'amato Santo. Oltre a preparare l'altare che generalmente viene fatto negli
ultimi giorni ed è composto da sette gradini che simboleggiano i
sette sacramenti, attenzione e particolare cura si pone alle
pietanze che saranno poi servite durante il pranzo dei Santi
("tavolata"), che si terrà il 19 marzo, giorno della festa. |
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L'OLIO DI
SAN GIUSEPPE |
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Ingrediente
indispensabile delle tavole devozionali è "l'olio di san Giuseppe", insaporito
con un trito di spunzale bianco e prezzemolo ( ... il prezzemolo si aggiunge
solo dopo che la cipolla è diventata rosa, e la cipolla si versa solo dopo aver
provveduto ad abbassare il livello dell'olio per evitare che fuoriesca dalla
grande pentola). |
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PREGHIERA
DEVOZIONALE |
Era l'ora ti San Giseppu
e ci l'agghiu saputu fari
la grazia ca ti cercu
San Giseppu fammila
O Maria ti matri grazie
o Maria facci grazie
l'ha fattu lu Patrieternu
e sinti matri ti Diu
facci grazie o Maria |
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LA MASSA |
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piatto tipico è la pasta chiamata "massa". Da un impasto di
farina bianca, semola e acqua si ricava la "laina" (le tagliatelle) che
si lascia asciugare al sole su tavole di legno ("tavulieri")
o sopra i "cannizzi" per un paio di giorni (vedi foto in
basso). Questa asciugatura è necessaria per permettere
alla pasta di mantenersi intatta per almeno otto giorni.
E' una preparazione collettiva, che richiede l'aiuto di
molte persone e, soprattutto l'occhio vigile di qualche
donna anziana, molto esperta e attenta, affinché si
ottenga un buon risultato. La sera della vigilia (18
marzo) comincia la fase della cottura, che va avanti per
tutta la notte per concludersi all'alba del giorno
dedicato al Santo. La cottura della massa è forse il
momento culminante di tutto l'avvenimento: conserva le
caratteristiche di un rito, avviene nelle antiche
"catare" e segue delle regole ben precise che nella vita
quotidiana sono ormai completamente in disuso. La catara
si riempie di acqua e si pone sul fuoco, si aggiunge un
bicchiere di acqua marina (quella che fuoriesce dalle
cozze), e si porta a ebollizione. A questo punto si
versa la laina, ma quanta? Tanta fino a quando il "lainaturu",
immerso nella catara, non si manterrà in equilibrio
perfetto. A fine cottura la catara si porta davanti
all'altarino ormai pronto e ai piedi dei sette scalini,
se ne versa tutto il contenuto, compresa l'acqua, nella
"spunlatora". Si passa quindi a condire la massa con
cozze crude, pepe e olio di S. Giuseppe. La "spunlatora"
così pronta si copre con il tavoliere e quando sta per
arrivare un'altra catara di massa, per essere condita,
si sostituisce la "spunlatora" piena con una vuota e
così via: una stanza della casa è riservata per
accogliere questi grandi contenitori colmi di massa
calda e profumata di spezie |
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LA TAVOLATA |
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E'
il momento culminante e finale della festa tradizionale. Si celebra
la mattina del 19 marzo, dopo la benedizione del pane. Al
banchetto partecipano cinque commensali, che rappresentano la Sacra
Famiglia, Sant'Anna e San Gioacchino.
Con il loro assaggio santificano e onorano il cibo che poi sarà
distribuito a tutta la popolazione una volta ultimato il pranzo.
Anche il pane verrà distribuito alla popolazione, insieme alla
"massa" e alle "carteddate" alla fine della tavolata.
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LE PIETANZE
TRADIZIONALI |

Massa |
Vermicieddi,
fatti dallo
stesso impasto della massa, sono dei piccoli semini fatti
interamente a mano.
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l'insalata,
condita con sale pepe olio e aceto |
le
fave
bianche,
purea di fave sbattute con olio crudo guarnite con alici salate
e spolverizzate con pepe e garofano; |
zuppa
di ceci
, conditi con olio crudo e pepe; |
zuppa di
fagioli ,
conditi con olio crudo e pepe; |
cavolfiori
lessi successivamente, cotti con olio e pepe; |
Baccalà
al sugo, sfritto con aglio e olio e cotto nella passata di
pomodoro; |
baccalà fritto,
in una pastella di farina e acqua; |
cavolfiori fritti,
lessi e, successivamente, fritti a piccoli pezzi
dopo essere passati nella pastella; |
"lampasciuni"
fritti, lessi e successivamente fritti in una pastella di
farina e acqua; |
"lampasciuni" al sugo,
lessi poi
cotti nel sugo e conditi con pepe e garofano; |
"menzazita",
unica pasta a produzione
industriale che si trova nella tavolata. Condita con miele bollito con
acqua e zucchero ed una spolverata di mollica di pane soffritta
nell'olio. |
riso
e cozze, lesso, condito con cozze crude, olio di S. Giuseppe,
pepe, garofano e cannella; |
"carteddate",
ricavate da farina bianca, uova
intere, garofano e cannella. Si stende una sfoglia dalla quale si
ricavano le tipiche nocche di questi dolci che poi saranno fritte,
passate nel miele e spolverate di zucchero a velo. |
l'arancia che è tagliata a fette con l'intera buccia e condita col
pepe; |
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