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Altarini
Pietanze Tradizionali

 

LE PIETANZE TRADIZIONALI

A Monteparano la festa di San Giuseppe è molto sentita e affinché possa avere una buona riuscita è necessario l'impegno di tutto il paese, ma soprattutto di coloro che abitano nelle vie in cui s'innalzerà l'altare all'amato Santo.
Oltre a preparare l'altare che generalmente viene fatto negli ultimi giorni ed è composto da sette gradini che simboleggiano i sette sacramenti, attenzione e particolare cura si pone alle pietanze che saranno poi servite durante il pranzo dei Santi ("tavolata"), che si terrà il 19 marzo, giorno della festa.

VIDEO

San Giuseppe 2008: la "massa"
Tavolata dei Santi (2008)
Tavolata dei Santi (2009)
 

L'OLIO DI SAN GIUSEPPE

Ingrediente indispensabile delle tavole devozionali è "l'olio di san Giuseppe", insaporito con un trito di spunzale bianco e prezzemolo ( ... il prezzemolo si aggiunge solo dopo che la cipolla è diventata rosa, e la cipolla si versa solo dopo aver provveduto ad abbassare il livello dell'olio per evitare che fuoriesca dalla grande pentola).  

 

PREGHIERA DEVOZIONALE

Era l'ora ti San Giseppu
e ci l'agghiu saputu fari
la grazia ca ti cercu
San Giseppu fammila

O Maria ti matri grazie
o Maria facci grazie
l'ha fattu lu Patrieternu
e sinti matri ti Diu
facci grazie o Maria

LA MASSA

l piatto tipico è la pasta chiamata "massa". Da un impasto di farina bianca, semola e acqua si ricava la "laina" (le tagliatelle) che si lascia asciugare al sole su tavole di legno ("tavulieri") o sopra i "cannizzi" per un paio di giorni (vedi foto in basso). Questa asciugatura è necessaria per permettere alla pasta di mantenersi intatta per almeno otto giorni. E' una preparazione collettiva, che richiede l'aiuto di molte persone e, soprattutto l'occhio vigile di qualche donna anziana, molto esperta e attenta, affinché si ottenga un buon risultato. La sera della vigilia (18 marzo) comincia la fase della cottura, che va avanti per tutta la notte per concludersi all'alba del giorno dedicato al Santo. La cottura della massa è forse il momento culminante di tutto l'avvenimento: conserva le caratteristiche di un rito, avviene nelle antiche "catare" e segue delle regole ben precise che nella vita quotidiana sono ormai completamente in disuso. La catara si riempie di acqua e si pone sul fuoco, si aggiunge un bicchiere di acqua marina (quella che fuoriesce dalle cozze), e si porta a ebollizione. A questo punto si versa la laina, ma quanta? Tanta fino a quando il "lainaturu", immerso nella catara, non si man­terrà in equilibrio perfetto. A fine cottura la catara si porta davanti all'altarino ormai pronto e ai piedi dei sette scalini, se ne versa tutto il contenuto, compresa l'acqua, nella "spunlatora". Si passa quindi a condire la massa con cozze crude, pepe e olio di S. Giuseppe. La "spunlatora" così pronta si copre con il tavoliere e quando sta per arrivare un'altra catara di massa, per essere condita, si sostituisce la "spunlatora" piena con una vuota e così via: una stanza della casa è riservata per accogliere questi grandi contenitori colmi di massa calda e profumata di spezie

LA TAVOLATA

E' il momento culminante e finale della festa tradizionale. Si celebra la mattina del 19 marzo, dopo la benedizione del pane. Al banchetto partecipano cinque commensali, che rappresentano la Sacra Famiglia, Sant'Anna e San Gioacchino.
Con il loro assaggio santificano e onorano il cibo che poi sarà distribuito a tutta la popolazione una volta ultimato il pranzo. Anche il pane verrà distribuito alla popolazione, insieme alla "massa" e alle "carteddate"  alla fine della tavolata.
 

LE PIETANZE TRADIZIONALI

 

Massa

Vermicieddi, fatti dallo stesso impasto della massa, sono dei piccoli semini fatti interamente a mano.
l'insalata, condita con sale pepe olio e aceto le fave bianche, purea di fave sbattute con olio crudo guarnite con alici salate e spolverizzate con pepe e garofano;
zuppa di ceci , conditi con olio crudo e pepe; zuppa di fagioli , conditi con olio crudo e pepe;
cavolfiori lessi  successivamente, cotti con olio e pepe; Baccalà al sugo, sfritto con aglio e olio e cotto nella passata di pomodoro;
baccalà fritto, in una pastella di farina e acqua; cavolfiori fritti, lessi e, successivamente, fritti a piccoli pezzi dopo essere passati nella pastella;
"lampasciuni" fritti,   lessi e successivamente fritti in una pastella di farina e acqua; "lampasciuni" al sugo, lessi poi cotti nel sugo e conditi con pepe e garofano;
"menzazita", unica pasta a produzione industriale che si trova nella tavolata. Condita con miele bollito con acqua e zucchero ed una spolverata di mollica di pane soffritta nell'olio. riso e cozze, lesso, condito con cozze crude, olio di S. Giuseppe, pepe, garofano e cannella;
"carteddate", ricavate da farina bianca, uova intere, garofano e cannella. Si stende una sfoglia dalla quale si ricavano le tipiche nocche di questi dolci che poi saranno fritte, passate nel miele e spolverate di zucchero a velo. l'arancia che è tagliata a fette con l'intera buccia e condita col pepe;

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Ultimo aggiornamento: 09-05-10