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CHIESA MATRICE

Tra i casali dell’Albania Tarantina, Monteparano fu uno dei centri più tenaci nel conservare il rito greco ortodosso, ma a causa delle continue pressioni e costrizioni da parte del clero latino furono costretti ad abbracciare il rito della chiesa di Roma. Per ovviare ai contrasti apertisi con la curia arcivescovile di Taranto la parrocchia locale, nei primi decenni del XVII secolo, abbandona l’intitolazione a Santa Maria di Costantinopoli, prendendo l’attuale nome di “Maria SS. Dell’Annunziata”.

Ai papas ortodossi si sostituiscono i preti latini che avviano i fedeli alla dottrina cattolica e all’osservanza delle feste liturgiche del calendario cristiano-romano. Fu abbandonato anche il culto di santi orientali, che rivestivano con bellissime icone le pareti  della chiesa, edificata nei primi decenni del XVI secolo, dagli albanesi. Costruita “more greco”, era a tetto imbriciato e vi si accedeva mediante due porte di legno; l’altare maggiore guardava verso oriente e si saliva per tre gradini, ornato con tre tovaglie e sul paliotto vi era affrescata l’immagine del Cristo Pantocratore.

Sopra di questo capo altare era situato il Tabernacolo di legno, nel quale si custodiva il Sacramento dell’Eucarestia consacrato della Ferie V in Coena Domini, il pane fermentato conforme al rito greco. Inoltre, dentro il tabernacolo, si conserva pure il santo crisma e l’olio per l’estrema unzione consacrato da sacerdoti greci. Fu restaurata nel 1734, presenta una sola navata con cappelle laterali e conserva un pregevole altare barocco in marmo.

Il 21 novembre del 1892, i Denotaristefano vendevano il palazzo marchesale a uno dei più importanti esponenti della nobile famiglia d’Ayala, Conte Roberto I, insieme a tutti i beni de “la intera masseria, denominate feudo di Monteparano”, tra cui l’antico palazzo baronale. l castello passò al figlio Arturo (1879-1919) il quale, con testamento olografo del 1 ottobre 1949, lo lascerà al pronipote Arturo. Questi, ha eletto il castello a dimora familiare ed in ordine di successione è l’ultimo e l’attuale possessore.  Il testo olografo dice ”ne continui il nome ed il casato nel comune predetto (Monteparano), e sia d’esempio di rettitudine e di bontà verso i lavoratori della terra”.

 

 

Vincenza Musardo Talò
"Il castello di Monteparano e la famiglia d'Ayala Valva"
Lacaita 1991
 

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Ultimo aggiornamento: 09-05-10