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A partire dal basso
Medioevo, in numerose fonti è attestata l'esistenza del casale di Patrello
con un ubicazione diversa dall'attuale centro abitato di Monteparano,
collocato com'era a circa mezzo chilometro dal campanile della chiesa
matrice, in direzione nord-est, là dove oggi si trova la contrada Patrello.
Il primo documento che ne restituisce il nome e l'esistenza certa è una
pergamena della Biblioteca arcivescovile di Taranto, datata 1259, in cui è
registrata una venditio dei fratelli Domenico e Francesco di Patrello. Del
XIV secolo sono due pergamene, una del 1327 e l'altra del 1369,
si riferiscono a delle donazioni "sitis et positis in loco Patrelli", da
parte dei principi di Taranto alla Chiesa di S. Pietro Imperiale. La
successione feudale del casale si apre nel 1270, con Goffredo de Patrello,
mentre nei cedolari del 1378, è riportato come tenutario del feudo Petrus de
Patrello. Sempre nel Trecento si insedia in questa contrada un'altra
famiglia feudataria, quella dei Nantoglio, di origine normanna, venuta dalla
Francia nel regno di Napoli, al seguito di Carlo I d'Angiò. I documenti
riportano un Nantolio come feudatario di Patrello per la prima volta nel
1370, quando Giovanni di Nantolio riceve l'ingiunzione di Filippo II,
principe di Taranto, di far rientrare i suoi vassalli, che hanno lasciato il
feudo, con grande danno del feudatario stesso. A Giovanni successe il
primogenito Guglielmo, barone di molte terre e castelli e consigliere di
Raimondello del Balzo Orsini, principe di Taranto. Ma i Nantoglia hanno
oramai fissa dimora a Fragagnano e il casale di Patrello avrà vita grama per
i capricci degli emissari del feudatario, sempre peggiori del loro padrone
nell'esercitare il governo sui sudditi. L'8 novembre 1452, diviene barone di Monteparano Cola Mattia,
secondogenito di Guglielmo, avendo il fratello Jacopo rinunciato alle
prerogative proprie del suo status di primo figlio.
Intorno al 1460-1461 si colloca la presunta distruzione di Patrello per mano
delle truppe di Scanderbeg, il principe albanese, che inviò le sue milizie a
portare il guasto nei casali tarantini, i cui feudatari erano alleati di
G.A. Orsini, contro Ferdinando I d'Aragona, in lotta col pretendente
angioino per la successione al regno di Napoli. Nel 1487, morto Cola Mattia,
gli succede il figlio Francesco, il primo della famiglia che prese il nome
moderno dell'Antogliecta (poi dell'Antoglietta), come viene nominato nel
testo del privilegio del 4 aprile 1497, con cui viene confermato, da re
Ferdinando, barone dei casali di Fragagnano e di Patrello. Nel 1513, egli
nomina erede il figlio della prima moglie, Diofebo, il quale ebbe a patire
un lungo periodo di contese con gli otto fratellastri per la divisione dei
beni patrimoniali.
E' in questa contesa familiare che si inserisce la nascita
dei Monteparano, casale albanese.
Il 10 aprile del 1514, Geronima de Montibus, seconda moglie del barone
Francesco, nell'intento di dare un feudo a uno dei suoi otto figli, ottiene
dal vicerè di Napoli, Bernardo di Vilamari, di far riabitare il feudo di
Patrello. E così giunsero da Fragagnano cinque famiglie di albanesi che
presero dimora sulla parte più alta dell'antica Patrello, la contrada di
Monteparano, sotto il governo di Giovanni Maria e Lelio, tenutari abusivi
del nuovo feudo. Ben presto, però, con l'intervento diretto dell'imperatore
Carlo V, Diofebo fu dichiarato legittimo possessore di Monteparano e lo
governò sino al 1552, quando si spense, lasciandolo in eredità ai figlio
Francesco jr.
Intanto, andava consolidandosi la primitiva colonia, grazie anche
all'arrivo di altri esuli albanesi e ben preso questo centro progredì
socialmente ed economicamente, anche per la fortuna di avere come feudatario
- dopo l'ultimo esponente degli Antoglietta, Guglielmo – un barone
discendente dalla nobile famiglia albanese dei Basta, che sarà tenutaria del
feudo per quasi due secoli. Niccolò Basta acquistò, - il 3 agosto del 1606 - per ottomila ducati e duecento carlini d'argento,
l'intero feudo dì Monteparano da Guglielmo dell'Antoglietta e vi si trasferì
insieme a tutti i suoi familiari. Dimora di Niccolò Basta fu il palazzo che
gli Antoglietta avevano preso a edificare nel 1514. Morto nel 1611, gli
successe il figlio Francesco e poi, nel 1626, il fratello Giorgio, 111
barone di Monteparano. Nel 1644, il feudo viene intestato a Tommaso Basta.
Questi sposò la nobile Antonia Personè di Nardò, da cui ebbe tre figli; il
feudo, nel 1693, passò al suo terzogenito Giorgio Antonio, avendo i due
maschi precedenti scelto gli ordini religiosi.
Il Settecento sarà un secolo alquanto travagliato, poiché Monteparano vedrà
l'avvicendarsi di vecchie e nuove famiglie feudatarie: si estingueranno i
Basta, a cui succederanno di nuovo gli Antoglietta e poi la nobile famiglia
leccese dei Bozzi Corso, che sarà l'ultima a detenere titoli feudali sul
casale prima dell'applicazione delle leggi murattiane del 1806. Nel 1733, il
casale contava 269 anime. Il barone Giorgio Antonio Basta manifestò il suo
legame alla terra di Monteparano anche nelle sue ultime volontà, quando il 9
luglio del 1733, nel dettare il testamento al notaio Francesco Antonio
Nasuti di Manduria, dichiarò di voler essere seppellito nella Chiesa di
Monteparano, "Io voglio, ordino e comando... di far dare la sepoltura al mio
cadavere dentro la Chiesa Parrocchiale di questa Terra". Sempre nell'atto
testamentario ordina ai figli di mantenere intatti tutti i beni feudali
della terra di Monteparano e che nessuna parte di quelli sia soggetta a
vendita, "anche se concorresse legittima causa, e fosse utile ed
espediente". Nel 1740 gli successe il figlio Domenico Giuseppe, principe del
foro napoletano e sindaco di Taranto nel 1759; si distinse nelle arti
militari quando, nel 1734, in soli cinque giorni fece firmare alla città di
Taranto filoaustriaca la resa a Carlo III. Venuta a mancare la successione
maschile nella linea di Giuseppe Domenico, poiché aveva generato solo due
figlie, il fratello Francesco Demetrio fu nominato - con regio decreto - VII
barone di Monteparano, mentre il re Carlo III nel 1744, memore dei servigi
che i fratelli Basta avevano reso alla corona, onorò Monteparano del titolo
di marchesato. A godere di tale privilegio fu Francesco Demetrio Basta.
Questi nel 1746 sposò Camilla Capitignano, da cui ebbe una sola figlia,
Maria Vincenza. Alla sua morte, così, veniva a mancare, ancora una volta, un
discendente in linea maschile.
Ma il feudo passò, dopo un contenzioso con lo zio Francesco Demetrio, a
Maria Saveria Basta, figlia di Giuseppe Domenico; questa, nel 1776, andò in
sposa al marchese di Fragagnano, Francesco Maria dell'Antoglietta che in
virtù di tale matrimonio divenne anche marchese di Monteparano. Tale evento,
per il casale di Monteparano, dopo quasi due secoli, segnava il ritorno
sotto la famiglia dei dell'Antoglietta. Dal matrimonio di :Maria Saveria e
Francesco dell'Antoglietta nascono due femmine, Marianna ed Elena. Nel 1784
muore Francesco Maria e lascia erede la figlia primogenita Marianna che, per
sanare alcune ingarbugliate situazioni finanziarie della famiglia, sposa lo
zio Lelio, il fratello minore del padre. I due coniugi, per i pesanti debiti
di cui erano oberati, il 29 giugno del 1794 sottoscrivono un'impegnativa di
vendita del feudo di Monteparano con Francesco Saverio Carducci Agustini di
Taranto e il 7giugno del 1797, rogante il notaio Giuseppe De Biase di
Napoli, gli Antoglietta cedono ai Carducci Agustini il casale di Monteparano
per la somma di 66.200 ducati, compreso il titolo marchesale, che però i
Carducci Agustini perderanno per una denuncia di Saveria Basta alla regia
corte napoletana. Alla morte del marito, ella aveva sposato in seconde nozze
il nobile leccese Gaetano Bozzi Corso, al quale Ferdinando IV concede il
privilegio di fregiarsi del titolo di marchese di Monteparano. Il marchesato
di Monteparano passava allora ai Bozzi Corso Colonna di Lecce, ultimi
feudatari del paese. Poi, con la promulgazione delle leggi eversive del 2
agosto 1806, cessava la successione feudale del casale.
Nel 1816, con il passaggio delle municipalità da feudi a decurionati,
amministrativamente Monteparano - per il numero insufficiente di abitanti -
veniva aggregato al comune limitrofo di Carosino e vi rimase per oltre
quindici anni, sino al 1831, quando ottenne l'autonomia
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